Da brava italiana che non smette di tentare, mentre il resto di Melbourne festeggiava Saint Patrick’s Day e mentre l’Italia festeggiava sè stessa, io tentavo di andare a letto ad un orario umano e dormire senza interruzioni ma il destino si accaniva inclemente, questa volta non sotto forma di gatto o sete o altro se non urla, colpi, fischi di allarme costanti per un’ora, quando a questi si univa la sirena di un’auto della polizia per portare via l’ubriaco molesto letteralmente a cinque metri dalla porta della stanzetta che mi fa da studio. I miei compagni di casa non sono stati svegliati completamente dall’evento, due volte sono stata sul punto di bussare per chiamarli ma nella fifa in cui ero infusa ho preferito non perdere di vista nemmeno un minuto la porta sul retro (a me gli ubriachi molesti fanno discretamente paura). Sono quindi diligentemente andata a letto al mio solito orario, per un pisolino fugace prima della sveglia, con alterni sentimenti riguardo il mio jet-lag esistenziale che pare essere un destino. Non può essere San Patrizio per sempre…

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