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One place I visit has a room all for me, one has a mattress on the floor, one a vintage couch, one is a shared dorm where a loud snorer sleeps right near me. I poke his toes after asking him to turn around and be quiet, he’ll just assume a fetal position so that I can’t poke him anymore: he’s won and celebrates with his triumphant fanfare of snores.

One place is a hot city, golden and blissful; one is a wet place on the alps, too fresh for what I’ve packed; one is the countryside full of flowers, sunny days and cool nights; one is muggy, hot, sticky: when did I forget how much I hate humid heat in dusty towns?

One day I wake up and understand all the movies in a language I never studied, the next day I sound American to my neighbor Spanish fellows, humiliated I realize I can’t speak at all, that day, and I just lock myself indoors until the menstrual aphasia has gone or, rather, when my host looks at me a bit worried, a bit annoyed.

One day I decide to post in English, and miss the sounds of my invented words in Italian, how they sound in my mind and on the keyboard, their silliness, their rhythm and sound. Sometimes everything is easy, and I love Europe, and I love the world as well but want to come back to Europe; some other times everything is complicated and I feel like a stranger no matter where I go; most times I have to make my home inside my skin first, and renovate it every morning.

One week after the other I sweat my minerals off in the hottest summer of the century in northern Italy, then, suddenly, I am back in Oz, in the cold, windy and wet winter, where the promise of warmth and proximity was only a nice story told to entertain the entertainers, and I struggle on my bike while trying to keep my nose on my face, frozen, and my eyes open, watery.

I think I want to be in Berlin, then I remember why I love Melbourne so much, I just look and can’t believe how much beauty there is around; I’d need a whole life only to sit around and take it all in, notice the noteworthy and admire the admirable. I want to take it slowly but never really let myself stop in the present moment because I am sick and there is a lot to do before next trip, and I have little energy and have to spend it well, not just being and feeling, but well, productively, ouch.

One day I start a blog post and write and write, then get lost and leave it for five minutes, that become two months. One day I think I’d like to be cool and cynical and sarcastic, powerful in my shiny shell of beliefs and self-definitions, but I always remember that I am actually courageous and tired, so I rest a bit then come back to the exploration, to all the places and languages I’ve chosen to belong to, to the skills I’ve assembled in myself to make the journey smooth and functional, to the garden of emotions that is blossoming new ideas, to myself, to my friends, and to this blog.

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Sta scendendo una pioggia benedetta, tra poco vado a letto, il rumore meraviglioso e la pulizia che l`acqua sta portando nella mia testa calma le telefonate pesanti all`ufficio, i turni orrendi (e doppi) del fine settimana, gli intervistati aggressivi, gli intervistati depressi, i rifiuti, la sensazione di essere sempre nel posto sbagliato, il silenzio sulle questioni di scuola, lo scaldabagno rotto e la vasca riempita d`acqua da pentoloni e bollitori. Con l`ornitologo per ora non ci lasciamo, siamo tornati umani e son cose che fan piacere. È via per lavoro fino a domani sera in un parco bellissimo e io nemmeno me la rodo (diciamo non troppo, via). Poi ho trovato una borsa della mia taglia che non mi picchia quando cammino e credo questo sia una delle graziose coincidenze di Melbourne (se la borsa mi procura mal di schiena alle 9 di mattina di solito sono da ricovero alle 10 di sera). Insomma: tutta ancora in salita, mi abituerò in fretta se riesco e vedrò di sopravvivere. In caso contrario abbiate cura delle gatte, vi prego, spartitevi i miei possedimenti da bravi fratelli e per favore seppellite la borsa nuova nel cubicolo in cui sarò tumulata insieme alle mie belle speranze. (SOLO in caso soccombessi, altrimenti tengo per me tutto comprese le vane speranze).

Stiamo come d`autunno sugli alberi gli studenti. Appesi a qualche mail dall` ACPET che ci dia un barlume d`indizio sul nostro futuro. Nel frattempo ho iniziato due lavori, dei quali non avevo alcuna esperienza. Nel frattempo con l`ornitologo mi sa che ci lasciamo. Ed io sono esausta. Tutto bene, comunque: accetto la transizione che fino ad ora mi ha fatto crescere fino a qui. Se ne esco viva sara` tutto molto interessante. Il primo lavoro lo chiamerei “il mio grasso grosso matrimonio greco” ed il secondo “l`odissea del censo”.

Io andavo ad una bella scuoletta a Southbank con tanti prof. giovani simpatici e professionisti che mi insegnavano assai bene annessi e connessi del grafeggio e del disegneggio.

Mi piaceva molto, nonostante il menage scandaloso dell`amministrazione, le impiegate acide e maleducate, i prezzi cari e i servizi scarsi.

Mi piacevano gli insegnanti. Quelli che passavano ore con me ad aiutarmi col portfolio, offerte di lavoro, consigli su come e dove cercarlo.

Mi piaceva l`onesta` nel loro giudicare i miei lavori in base al merito, alle potenzialita` e non solo alle simpatie, i voti giustificati e l` imparzialita` dei comportamenti.

Giovedi`, alle 5.30, dopo la fine delle lezioni, siamo stati ammassati in una stanzetta e due uomini in sovrappeso, mai visti prima, ci hanno annunciato che “International Design School is no more”.

Se saremo in grado di rivedere i nostri soldi, di avere i crediti e di mantenere il visto ancora non si sa. Lunedi` mattina alle 10.30 si terra` una riunione alla town hall di Melbourne, e speriamo di avere piu` informazioni di quante i vaghi signori e il numero di telefono perennemente occupato cui siamo stati affidati abbiano dato fino ad ora.

Mi piaceva essere riuscita ad ottenere la stima delle persone intorno a me. Mi piaceva non dover piu` fare lo spelling del mio nome, comune in Italia ma con diversa grafia dalla versione inglese, mi piaceva essere una persona e non un numero. Mi piaceva imparare le cose che questi insegnanti mi insegnavano, soprattutto, e non mi dispiaceva essere l`unica caucasica della mia classe.

L`azienda ed il corpo docenti son due cose separate, e, mentre la prima e` introvabile, insolvente e probabilmente immischiata in strani malgheggi con migration agent e visti concessi a cuore troppo leggero, i secondi sono in mezzo alla strada, inermi e truffati quanto noi.

Tutta la Meridian, cui faceva capo l`I.D.S. e molte altre scuole sia a Melbourne che a Sydney, e` in regime di congelamento e di revisione, speriamo di vedere la luce presto ma come me molti credo non si accontenteranno di soluzioni aleatorie.

Se avete consigli su come muoverci e su cosa sia bene fare in situazioni come queste contattatemi. Magari una class action sarebbe appropriata, magari altre strategie potrebbero rivelarsi piu` adatte. Fatevi avanti con suggerimenti, se ne avete.

Non si puo` stare tranquilli un minuto.

Maledizione.

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